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Il Talent Discovery e gli stili comportamentali

Come sono suddivisi nella popolazione mondiale gli stili comportamentali?

 

Il TALENT DISCOVERY  è l’analisi del profilo comportamentale sviluppata da OSM Network sulla tecnologia dell’Extended Disc Assessment, che si basa su teorie sul comportamento umano, riconosciute in varie parti del mondo. Non si tratta solo di teorie psicologiche, ma anche di strumenti di management che hanno come obiettivo migliorare l’efficienza aziendale. Sono teorie di Carl G. Jung, in seguito sviluppate da William Moulton-Marston, che definì la mappa delle quattro dimensioni caratteriali, e poi ulteriormente approfondite.

L’Extended Disc Assessment è parte integrante della quotidianità di migliaia di aziende nel mondo, poiché è in grado di fornire al Management importanti informazioni sul proprio Team e sui candidati che stanno selezionando, informazioni che, senza il suo utilizzo, sono molto dispendiose da ottenere, in termini di tempo e risorse economiche.

Sviluppato tra il 1991 e il 1994 e lanciato nel 1998, è oggi considerato uno dei migliori prodotti web per compilare e gestire l’intero processo di Assessment.

Alla base c’è il comportamento di un individuo. Comportamento è una parola che non ha un contrario perché un essere vivente non può avere un “non comportamento”. Anche starsene assolutamente immobili è un comportamento. L’Extended Disc Assessment riconosce 160 stili comportamentali diversi che sostanzialmente inquadra in quattro ceppi, secondo la distinzione da cui deriva l’acronimo DISC. Dove D sta per dominance (stile dominante), I per inducement (stile influenzatore), S per supportive (stile supportivo) e C per compliance (stile adempiente)

Fra il 2002 e il 2013, ai fini di una costante validazione scientifica, sono stati effettuati ben dieci studi sull’Extended Disc Assessment che, allargando sempre di più il campione, hanno preso in esame complessivamente gli esiti di oltre 400 mila test effettuati in 66 paesi. L’elaborazione dei dati ha sfatato anche qualche mito.

In questo articolo vogliamo condividere con voi i risultati più significativi (e a tratti sorprendenti) di questi studi sull’Extended Disc Assessment.

Che idea abbiamo ad esempio dei tedeschi? Teutonico è un sinonimo di tedesco ed è un aggettivo che richiama subito alla mente i panzer, la ferrea disciplina, un’ostinazione che sconfina nella cocciutaggine. Una delle ultime campagne pubblicitarie della Opel si conclude con Claudia Schiffer che esclama “È tedesca!”, il che è unanimemente inteso come massimo della accuratezza e della precisione.

A sorpresa invece il 49,2% dei tedeschi, come ha certificato l’indagine del 2013 pressoché in linea con le precedenti, ha uno stile comportamentale di tipo I,  ed è:

  • socievole,
  • loquace,
  • appassionato
  • non brilla per rigore e meticolosità.

Perciò togliamoci dalla testa lo stereotipo del kapò e pensiamo a qualcosa di più vicino ad un avventore dell’Oktoberfest.

Agli antipodi dei tedeschi troviamo i brasiliani. Proprio nel paese del samba e del carnevale si registra la minor percentuale di stili comportamentali di tipo I. La percentuale è del 14,9% ed è meno della metà del valore medio mondiale. La maggioranza dei brasiliani, il 53,5%, rientra nei profili comportamentali associabili alla stile C, contraddistinguendosi per essere:

  • perfezionista,
  • non troppo espansivo,
  • rispettoso delle regole.

Chi l’avrebbe mai detto?

Gli stili S, I e C,  sono rappresentati in parti pressoché uguali nell’umanità (le percentuali rilevate nel 2013 sono rispettivamente 29,9%, 29,8% e 28,5%). La quota residua, cioè l’11,8%, spetta allo stile D che è in netta minoranza.

Il soggetto D è:

  • competitivo,
  • esplicito,
  • autoritario,
  • talvolta brusco.

È uno stile che non si addice ai norvegesi, soltanto il 2% dei quali è inquadrabile in questa classificazione, mentre è una prerogativa di oltre un quinto dei russi, sia uomini (26%) sia donne (14%).

Lo stile S, ovvero supportivo, è caratterizzato da:

  • affidabilità
  • avere i piedi per terra,
  • poche propensioni alle velleità,
  • pochissimo protagonismo.

È tipico di danesi (45%) e cinesi (44,9%) e raro fra i tedeschi (16,2%).

Ha molto a che fare con l’età:

  • nelle generazioni nate prima degli anni ’60 tocca globalmente percentuali sopra il 34% con punte del 44% in Asia e in Europa.
  • Nel Vecchio Continente però lo stile supportivo è estremamente diffuso anche nella fascia dei trentenni (46%).

Sempre in tema di età:

  • le percentuali più elevate di stili comportamentali di tipo I si registrano fra i ventenni,
  • quelle di stili comportamentale D fra i quarantenni e i cinquantenni.
  • Non si rivelano invece sostanziali scostamenti percentuali riguardo la presenza di stili C nelle varie generazioni.

Fra il 2006 e il 2013, in un arco di tempo quindi piuttosto contenuto, gli studi sui test hanno evidenziato nella popolazione maschile:

  • una tendenza a sviluppare maggiormente stili comportamentali di tipo C (passati dal 26% al 30%)
  • a scapito di stili di tipo S (scesi dal 32% al 28%).
  • Stabili le quote di tipo D e I, rispettivamente su valori del 14% e del 28%.

Meno sensibili le variazioni nella popolazione femminile, dove:

  • stili I e S si equivalgono (32% entrambi).
  • Lo stile C impronta un quarto esatto degli stili caratteristici delle donne (25%)
  • lo stile D è stazionario sul 9%.

Nel rapporto del 2013 non sono stati scorporati i dati relativi all’Italia, che ha contribuito alla raccolta ma con un campione che (al pari di quello di molti altri dei 66 paesi) su un totale di oltre 144 mila test esaminati non ha raggiunto un livello considerato ai fini statistici significativo. Una lacuna che, grazie al successo che sta raccogliendo il TALENT DISCOVERY, verrà certamente colmata nei prossimi rilevamenti.

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