La Leadership in tempo di crisi - Una questione di equilibrio

Prendere decisioni. Oggi, come non mai, ogni imprenditore e manager è posto nella condizione di prendere delle decisioni.

“Chiunque sia dotato di capacità decisionale può diventare un imprenditore e agire con spirito imprenditoriale, che è dunque un tratto del comportamento, più che un aspetto della personalità, e si fonda su concetti e teorie piuttosto che sull’intuito”. Peter Drucker, definito dalla rivista Businessweek come l’uomo che ha inventato il management, scrisse questa frase a metà degli anni Ottanta.

La capacità decisionale è qualcosa di diverso dal decisionismo. Essere un decisionista è l’esatto contrario di essere un indeciso. Possedere capacità decisionali è ben di più: è saper riconoscere cosa è meglio e giusto e agire poi di conseguenza.

Se il decisionismo è in gran parte legato ad aspetti caratteriali, la capacità decisionale dipende viceversa da una serie di fattori fra i quali l’esperienza. Ma esistono altre qualità che possono essere sviluppate attraverso tecniche e metodologie che riguardano in tutte le loro sfaccettature il cosiddetto problem solving, la soluzione di un problema, e il cosiddetto decision making, cioè la scelta fra le possibili alternative.

Qual è l’atteggiamento giusto per affrontare un problema? Può sembrare una palese contraddizione in termini: è l’atteggiamento “no problem. Non si tratta di un atteggiamento negazionista: significa, piuttosto, che non si han- no remore ad affrontarlo, che se non si potrà risolverlo del tutto, si potrà almeno ridurlo o aggirarlo. Significa non arrendersi preventivamente (“Tanto è inutile”, “Non c’è niente da fare”).

L’atteggiamento “no problem” è una delle caratteristiche che contraddistingue le persone di talento ed è uno dei criteri sui quali dovrebbe basarsi la selezione del personale. È il punto di partenza del “problem solving”.

Decidere significa scegliere fra una o più possibilità quella che meglio corrisponde ai nostri scopi, ai nostri desideri, ai nostri valori. Ci sono decisioni che riguardano esclusivamente noi stessi, decisioni che siamo chiamati a prendere personalmente ma che riguardano altri ed infine decisioni che vanno assunte insieme ad altri e in accordo con loro. In tutti e tre i casi, ed in particolare nell’ultimo, il processo decisionale si deve fondare su quattro elementi oggettivi: obiettivo, requisiti, alternative e criteri.

Quale che sia il problema, una volta presa una decisione su come affrontarlo si tratta di renderla operante. Se è una decisione che coinvolge anche altri, che potranno avere una parte attiva nella sua attuazione o che viceversa dovranno semplicemente subirla, andrà ovviamente comunicata.

Una decisione comporta in qualche misura delle conseguenze e, in qualche caso, anche l’assunzione di un rischio. Indipendentemente dal fatto che si abbia un’avversione o una propensione al rischio, in genere lo si accetta o meno a seconda del cosiddetto valore atteso, ossia ciò̀ che ragionevolmente pensiamo di poter ottenere. Ed è ovvio che vada aggiunto l’ingrediente del coraggio. Come disse Peter Drucker: “Ogni volta che vedete un business di successo è perché qualcuno, a suo tempo, ha preso una decisione coraggiosa”

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