Lavorare insieme significa vincere

Piccole o grandi che siano, le aziende che lavorano in sinergia con i propri collaboratori, clienti, stakeholder, hanno più successo. E non solo dal punto di vista economico, ma anche in termini di gratificazione e motivazione personale. Ma non è semplice come dirlo.

Nel lavoro, come nella vita, la “co-abitazione” non è garanzia di benessere, anzi! Siamo sinceri: essere o stare insieme è sorgente di soddisfazioni ma anche di dolori. E il periodo attuale ha amplificato tali estremi.

Il Coronavirus, che ha fatto irruzione in maniera improvvisa nelle nostre vite, ha messo in luce le nostra false sicurezze e la nostra incapacità di vivere insieme“, questo denunciava Papa Francesco nell’ultima enciclica.

Conosco un certo numero di imprenditori che sono riusciti ad affrontare con efficacia questo periodo grazie alla cultura del “fare insieme”. La base del coinvolgimento e di interazione tra le persone è stata la chiave che ha permesso che emergesse il meglio dalle persone.

Ecco di nuovo il tema della Leadership Relazionale, con la L e la R maiuscola, elemento che contraddistingue la capacità di disegnare e ridisegnare le relazioni sia all’interno che all’esterno della propria azienda.

Parlare di leadership relazionale significa spostare il baricentro della relazione da una prospettiva centrata sull’individuo ad una prospettiva integrata, che tiene conto delle intenzionalità dei singoli individui, della complessità del sistema gruppo e delle caratteristiche dell’ambiente in cui il gruppo è immerso.

Saper scegliere la squadra giusta con cui fare impresa, avere la capacità di amare i propri uomini soprattutto quando le condizioni risultano al limite. Così scrivevo nel 2013 in un breve articolo.

Occorre, inoltre, definire il concetto di gruppo: un insieme di persone che si differenzia ed è più della semplice somma di individui, per l’esistenza al suo interno di un’organizzazione formale o informale, di una rete abbastanza consolidata di relazioni, comunicazioni e influenze al fine di raggiungere uno o più scopi impliciti o espliciti alla base della genesi del gruppo.

Quindi, via via che le competenze si accrescono, il leader sostiene la fiducia dei collaboratori nelle proprie capacità acquisite, e con tale riconoscimento ne favorisce l’autonomia.

Le imprese devono impegnarsi a superare la visione “corto mirante” ed “egocentrica” e iniziare a guardare con occhi diversi:

  • il mercato come potenziale di opportunità
  • i competitor come possibilità di sinergie
  • i collaboratori come vero Capitale Umano da sviluppare
  • i clienti come partner in termini di reciproci vantaggi

Specializzato in matematica, credevo che tutto fosse uguale alla somma delle sue parti, finché non ho cominciato a lavorare con le squadre. Quando divenni allenatore, capii che il tutto non è mai la somma delle sue parti – è maggiore o minore, a seconda di come riescono a collaborare i suoi membri.” (Chuck Noll, ex allenatore dei Pittsburgh Steelers).

Ogni momento speso per creare una cultura del fare insieme avrà un ritorno mille volte tanto: ecco la sfida di oggi e di domani.

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