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Esprimi il tuo potenziale grazie al coaching

Quando i risultati sono inferiori alle attese spesso è per limiti che noi stessi ci poniamo!

C’è una sostanziale differenza fra conoscenza e competenza, ovvero fra il “sapere come si fa” e il “saperlo fare”. C’è però una sostanziale differenza anche fra il “saperlo fare” e il “riuscire a farlo” per davvero. “Volere è potere”. È soltanto perché non lo vogliamo abbastanza, cioè è soltanto per scarsa motivazione che non raggiungiamo dei risultati desiderati benché siano assolutamente alla nostra portata?

Timothy Gallwey, uno dei padri del coaching moderno, ci ha dato una spiegazione attraverso una semplice formula: P = p – i. Il “P” maiuscolo sta per performance, il “p” minuscolo per potenzialità e la “i” per interferenze. Decodificando, se un risultato ottenuto non è pari alle potenzialità è perché su queste hanno interferito dei condizionamenti impedendo di esprimerle appieno. E le interferenze per lo più sono interne alla persona. Sono l’effetto ad esempio di paure, di ansie, di pregiudizi, di sensi di inadeguatezza o di stress.
Sgomberiamo subito il campo da un equivoco: nel coaching il punto focale non è l’apprendimento di tecniche o best practices. Il coaching si differenzia dalla formazione: è una metodologia di sviluppo personale in cui l’obiettivo è la prestazione. Il coaching entra in scena su figure già formate, che hanno superato le fasi del “sapere come si fa” e del “saperlo fare” ma che non riescono a farlo sempre, a volte anche di rado, nella misura consentita dalle loro potenzialità.

Le cosiddette interferenze sono figlie della sfera emotiva e spesso vengono ingigantite da essa. L’arma per contrastarle non può essere che la razionalità. Una strategia è un piano d’azione, i suoi ingredienti sono logica e calcolo. Nel coaching la strategia non è imposta ma nasce, in un rapporto one-to-one, da un confronto fra il coach e il “coachee”, ovvero l’allievo.

Per sommi capi, la strategia del coaching si snoda lungo un percorso che si può suddividere in cinque fasi:

  1. Analisi del bisogno e delle ambizioni dell’individuo, personali e professionali.
  2. Definizione degli obiettivi da raggiungere, anche in termini di tempo ed energia necessari.
  3. Individuazione degli ostacoli che fino ad oggi ne hanno impedito l’ottenimento e delle possibili barriere che potrebbero limitarli in futuro.
  4. Definizione di un percorso e di un programma di azioni, consequenziali e focalizzate, volte al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
  5. Monitoraggio nel tempo dello stato di avanzamento e sblocco delle situazioni problematiche che ne possono limitare o impedire la realizzazione.

Perché parliamo di coaching? Perché è uno degli innovativi servizi offerti da ONE4 e di recente è stato incluso del pacchetto della Business School. I partecipanti hanno l’opportunità di sperimentarlo usufruendo a titolo del tutto gratuito di due sessioni distribuite nell’arco di un mese per poi decidere se proseguire o meno il percorso.

Ecco come racconta la sua esperienza in fatto di coaching uno dei nostri clienti: Luca Volontieri, titolare di Vielle Acustica

“Vielle Acustica si occupa in particolare di inquinamento da rumore e ambientale. È un ramo di attività al quale dal 2001 mi sono dedicato come libero professionista, con un mio metodo e un mio modo di lavorare. Il mercato mi ha premiato: sempre più richieste e di pari passo più clientela e più mole di lavoro. Si è reso così necessario assumere collaboratori e strutturarsi con funzionali modelli organizzativi. Non è stato facile passare dal gestire soltanto me stesso al gestire un team, facendosi carico di tutte le problematiche che strada facendo si moltiplicavano.
Ad un certo punto mi sono convinto che un supporto esterno avrebbe potuto giovarmi: sono entrato in contatto con ONE4 e mi è stato proposto il servizio coaching. Francamente non nutrivo particolari aspettative. Pensavo: “Come potrà mai aiutarmi ad essere più efficace e a migliorare la condizione dell’azienda una figura che ne è del tutto al di fuori?”. Mi sono dovuto ricredere. Oggi posso dire che il coaching mi ha dato le chiavi per trovare soluzioni a tanti problemi semplicemente cambiando il punto di vista con cui li guardavo e fornendomi gli strumenti per capire come affrontarli.

Ne ho tratto vantaggio non solo in ambito professionale ma anche nella vita privata. Sono più concreto, so distinguere cosa mi è davvero utile, sono più efficiente e meno dispersivo. Soltanto un fa, ad esempio, avrei detto che era impensabile che mi sarei ritagliato il tempo per profilare finalmente i clienti secondo servizio dato, qualità e tariffa. Di riflesso, in azienda c’è più sprint: siamo tutti orientati ad ampliare la gamma dell’offerta di servizi e il giro d’affari è in costante aumento”.

Articolo a firma di Jessica Giummarra, uscito sulla decima edizione di Back Up, la summer edition 2019.

Se sei curioso di scoprire cosa il coaching potrebbe fare per te, contattaci:








 

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